FAQ

1. Chi è il Nutrizionista? Il termine Nutrizionista non rappresenta una figura giuridica e dunque nessuna professione, ma chiunque si occupi di alimentazione.
Nel nostro ordinamento, infatti, la figura del Nutrizionista non trova corrispondenza in uno specifico percorso di laurea, né tanto meno esiste la relativa qualifica.
Con questo termine si designa una categoria eterogenea di persone "di diversa estrazione professionale medica e/o non medica" che operano a vario titolo nell’ambito della alimentazione, nei limiti delle specifiche competenze loro attribuite dalla legge.
Nel Glossario di Alimentazione e Nutrizione Umana elaborato dalla Federazione delle Società Italiane di Nutrizione (FeSIN) in collaborazione con il Segretariato Sociale RAI, per nutrizionista si intende "il laureato con diversa formazione culturale che, grazie a percorsi formativi specifici e riconosciuti, acquisisce competenze nel campo della nutrizione umana".
Sulla base di queste considerazioni, anche il dietista è quindi un Nutrizionista ed ha una competenza generale in materia di alimentazione e nutrizione.
Fonte sito Andid (Associazione Nazionale Dietisti)

2. Chi è il Massoterapista? Il Massaggiatore Capo-Bagnino degli Stabilimenti Idroterapici è un operatore sanitario che svolge la sua attività in base al Regio Decreto 31/05/1928 , n. 1334 e artt. 99 e 140 T.U. L. S 1934, sia come libero professionista sia come dipendente di strutture sanitarie pubbliche o private convenzionate.
Link Commissione Europea: ec.europa.eu
Link Ministero della Salute: salute.gov.it

3. Cosa vuol dire Nutraceutico? Un alimento (o parte di esso) che ha effetti positivi per il benessere e la salute, inclusi la prevenzione e il trattamento delle malattie. (Stephan De Felice, 1989)
Il termine "nutraceutico" è spesso usato in maniera intercambiabile con "alimento funzionale", ma ci sono sostanziali differenze tra di essi!
Infatti i Nutraceutici sono composti attivi naturali presenti negli alimenti, integratori alimentari e prodotti erboristici con effetti benefici sulla salute dell’uomo mentre gli Alimenti Funzionali sono Alimenti che contengono un ingrediente che conferisce a questo alimento proprietà benefiche per la salute dell’uomo, oltre al suo valore nutrizionale di base.

4. L'attività fisica è fondamentale per dimagrire? Per perdere peso nel breve periodo è molto più importante la nutrizione che l’aumento dell’esercizio fisico, il quale funziona meglio sul lungo periodo.
Perciò non serve eccedere in nessun senso, ci deve essere una sinergia fra nutrizione, allenamento, stimolazione dei tessuti molli tramite massoterapia, riposo e soprattutto costanza! J Acad Nutr Diet. 2014 Oct; 114(10): 1557–1568. doi: 10.1016/j.jand.2014.07.005
Diet or Exercise Interventions vs Combined Behavioral Weight Management Programs: A Systematic Review and Meta-Analysis of Direct Comparisons

5. Se vado a correre tutti i giorno o faccio i vari corsi di gruppo dimagrisco? Si dice che più sudo e più dimagrisco, è corretta questa affermazione? Assolutamente no, sicuramente si perdono un sacco di liquidi ma non grasso.
Per ottenere risultati più evidenti è indicata una combinazione di allenamenti con i pesi con qualche attività aerobica (camminata, corsa, scatti, bicicletta) promuovendo così un miglioramento osseo, muscolare, cardiaco e respiratorio.
Il Resistance Training ha un alto EPOC1 (Consumo di ossigeno in eccesso post-allenamento) e permette ad uno sportivo, mediamente allenato, di avere un QR (Quoziente Respiratorio) ottimale (circa 0.7), il che equivale a dire che la persona, a riposo, avrà un consumo quasi totale dei Grassi a scopo energetico (nei sedentari/sovrappeso/obesi il QR tende all'1, ovvero a riposo hanno un consumo quasi totale dei carboidrati, difatti l'ossidazione dei grassi è molto bassa).
Le attività a basso impatto metabolico che si svolgono nella quasi totalità' delle palestre (cyclette, tapis roulant, ma anche la classica corsetta al parco oppure sessioni di spinning, zumba e corsi di gruppo) hanno un EPOC molto basso e questo spiegherebbe il mancato ottenimento di risultati per il dimagrimento.
L’attività fisica è un fattore di protezione della salute e non ha nulla a che vedere con l’uso di farmaci e sostanze farmacologicamente attive, naturali e sintetiche, vietate nello sport. La lotta all’uso di queste sostanze rappresenta un impegno globale contro un’emergenza sanitaria che impegna anche il nostro Paese per tutelare non solo l’etica sportiva, ma soprattutto la salute di chi pratica un’attività sportiva anche a livello amatoriale.
Credo che una giusta integrazione debba essere parte dell'alimentazione di tutte le persone, a scopo sia preventivo sia curativo, quindi non solo per gli atleti.
Appl Physiol Nutr Metab. 2017 May 30. doi: 10.1139/apnm-2016-0581.
Littlefield LA1, Papadakis Z2, Rogers KM3, Moncada-Jiménez J4, Taylor JK5, Grandjean PW6.

6. E' vero che la maggior parte degli italiani soffre di mal di schiena? Secondo i più recenti studi scientifici i dolori più ricorrenti – l’87% - sono il mal di schiena, senza differenze nelle diverse fasce d’età, poi il male al collo (77% con punte del 80% tra le donne contro il 73% degli uomini e un picco dell’82% nella fascia 25-34 anni), i crampi (53%), il dolore a una spalla (51%) e le contratture (42%).
IL MIGLIOR RIMEDIO? SICURAMENTE LA MASSOTERAPIA!
Il Trattamento Massoterapico è una delle tecniche terapeutiche più antiche, se non la più antica. Il termine pare derivare dal greco (massein, ovvero impastare, modellare) o dall’arabo mass (o mash, ovvero frizionare, premere). È particolarmente indicato per chi soffre di dolori alle articolazioni muscolari o di sintomatologia dolorosa legata a problemi del sistema circolatorio e linfatico.
EFFETTI BENEFICI:
Sul tessuto muscolare, il Trattamento Massoterapico aumenta il trofismo e la capacità di recupero in quanto il muscolo essendo riccamente vascolarizzato ed innervato trae beneficio dalle stimolazioni meccaniche che ne migliorano il tono.
Sul sistema nervoso il Trattamento Massoterapico agisce soprattutto sul dolore con effetto sedativo; lo scorrere delle manovre in modo calmo e continuo, determina un effetto rilassante per azione diretta sui muscoli.
Sulla cute il Trattamento Massoterapico produce una riduzione dello strato corneo, una migliore vascolarizzazione e un miglior trofismo, migliora l'elasticità , aumenta le funzioni specifiche (secrezione sebacea), facilita la penetrazione di sostanze, produce una vasodilatazione di tipo attivo con conseguente arrossamento, migliora la sensibilità propriocettiva, dolorifica calorica. Sulla circolazione il Trattamento Massoterapico ha un effetto prevalente sul circolo di ritorno, poco sui capillari.
L'effetto migliore del Trattamento Massoterapico è quindi quello rilassante che ha effetto sedativo e cinestesico coinvolgendo l'aspetto psichico.
The Effects of Employer-Provided Massage Therapy on Job Satisfaction, Workplace Stress, and Pain and Discomfort. Holistic Nursing Practice, January/February 2009.
The effectiveness of massage therapy intervention on reducing anxiety in the work place. Shulman, K.R. & Jones, G.E. (1996), Journal of Applied Behavioral Science, 32, 160-173.
Massage therapy as a workplace intervention for reduction of stress. Cady, S. H., & Jones, G. E. (1997), Perceptual & Motor Skills, 84, 157-158.
Massage therapy reduces anxiety and enhances EEG pattern of alertness and math computations. Field, T., Ironson, G., Scafidi, (1996). International Journal of Neuroscience, 86, 197-205.
The complementary medicine (CAM) for the treatment of chronic pain: scientific evidence regarding the effects of healing touch massage. Marletta G1, Canfora A, Roscani F, Cernicchiaro L, Cutrera M, Russo M, Artioli G, Sarli L

7. Cos'è l'Infiammazione? L'ISTOFLOGOSI è dovuta alla presenza, nel sito del focolaio infiammatorio, di:
- Parassiti
- Batteri
- Tessuto necrotico
- Corpi estranei
- Cristalli insolubili
- Patologie come Artrite reumatoide e malattie autoimmuni
La sostanziale differenza rispetto la infiammazione acuta sta nella cellularità dell’essudato, in cui prevalgono linfociti, macrofagi (monociti) e fibroblasti. Il maggior numero di cellule tuttavia viene raggiunto da macrofagi che a differenza dei granulociti, si moltiplicano nel sito infiammatorio.
Le alterazioni dell’endotelio vasale inducono l’esposizione sulla sua superficie di molecole di adesione per monociti e linfociti, un processo che persiste nel tempo.
Il connettivo si trasforma in tessuto di granulazione, caratterizzato dalla presenza di monociti macrofagi, linfociti, fibroblasti attivati e angiogenesi di nuovi vasi.
I macrofagi producono kemochine che attivano i linfociti, che a loro volta producono sostanze che attivano i macrofagi a produrre sostanze per la demolizione della matrice extracellulare e i detriti in essa avviluppati mediatori dell’infiammazione enzimi litici per batteri resistenti agli enzimi dei granulociti (come il micobatterio) e sostanze inerti (talco, cellulosa, sali di Si)
I fibroblasti sono adibiti alla formazione di un guscio di matrice connettivale la cui funzione è di circoscrivere il sito infiammato.
Infiammazione Cronica:
Si può presentare sotto due forme: una forma diffusa e una forma granulomatosa.
Nella forma diffusa abbiamo come nella forma acuta le alterazioni morfologiche si trovano diffuse, ma sempre ad un distretto dell’organismo. Nella forma granulomatosa invece l’alterazione si trova circoscritta sotto forma di granuloma.
Sul piano patogenetico il granuloma e la forma diffusa sono la stessa cosa, anche se sul piano morfologico l’aspetto è differente anche se le cellule sono le stesse: macrofagi, linfociti, plasmacellule, fibroblasti, le altre vanno diminuendo. Se prevale un aspetto immunitario i linfociti saranno di più, saranno meno per il contrario.
Le cause del processo infiammatorio cronico sono le stesse di quello acuto, ma la differenza sta nel fatto che le suddette cause persistono. Si arriva al processo cronico perché le cause sono tali da indurre l’attivazione di alcune cellule immunitari tipo dei linfociti T, che producono alcune chemochine al posto di altre per cui ad un certo punto stimolano la crescita dei macrofagi e l’attivazione di linfociti anzichè il richiamo di leucociti. Non si ha più la produzione di quelle sostanza vasodilatatrici, mentre le chemochine che determinano l’attivazione di alcuni tipi cellulari determinano la cronicizzazione.

8. C'è una correlazione fra Dolori Muscolari e Nutrizione? Si certamente, si definisce Infiammazione da alimenti.
BAFF significa "Fattore che stimola la cellula B" e, come appunto dice il suo nome, stimola la sopravvivenza delle cellule B e la loro produzione di anticorpi. Se sul recettore della cellula B arriva un frammento di polline, un frammento di cibo o un batterio, la cellula inizia a produrre gli anticorpi contro queste sostanze esterne grazie allo stimolo fisiologico del BAFF.
Quando invece un microframmento di sostanza organica proveniente da strutture interne (detto scientificamente un autoantigene) si ferma su un recettore cellulare della cellula B, si attiva all'opposto un meccanismo protettivo che vorrebbe impedire all'organismo di produrre anticorpi contro parti di se stesso.
Il recettore che sulla cellula B lega un auto-antigene stimola in quella stessa cellula un processo che porta all'autodistruzione, la cosiddetta apoptosi; questo meccanismo impedisce che si sviluppino dei cloni cellulari orientati alla produzione di autoanticorpi e ha quindi una funzione protettiva sull'intero organismo.
Se però il BAFF è presente in quantità molto elevate, questo meccanismo di “autodelezione”viene impedito e la cellula B è stimolata a produrre autoanticorpi in misura rilevante.
Una produzione eccessiva di BAFF, come quella stimolata dalla infiammazione da cibo, porta allora ad un'espansione delle cellule B attivate e alla produzione di molti autoanticorpi e alla successiva formazione e deposizione di immunocomplessi che possono arrecare i danni agli organi interni tipici delle malattie autoimmuni.
La relazione tra BAFF e alimentazione può valere per tutte le patologie autoimmuni.
La scoperta che un alimento può indurre la produzione di BAFF o di PAF (Platelet Activating Factor) e provocare tutti i sintomi infiammatori che usualmente sono ascritti al cibo risale agli studi di Lied del 2010 e da qualche anno è applicata anche in ambito clinico (Lied GA et al, Aliment Pharmacol Ther. 2010 Jul;32(1):66-73. Epub 2010 Mar 26)
La correlazione é stata dimostrata nei lavori di Campi e del gruppo di Beck-Pecoz che hanno identificato la presenza di BAFF e il suo livello elevato come induttore della tiroidite di Hashimoto (Campi I et al, Thyroid. 2015 Sep;25(9):1043-9. Epub 2015 Aug 13).
Questi stessi risultati sono stati confermati nel novembre 2016 dal gruppo di endocrinologi di Taiwan guidati da Lin che ha evidenziato la stretta relazione tra tutti i tipi di tiroidite autoimmune e i livelli aumentati di BAFF Lin JD et al, Clin Chim Acta. 2016 Nov 1; Epub 2016 Sep 8).

9. Le Proteine fanno male? Secondo due recenti studi del Prof.Moretti (1998-2003) risulta fondamentale assumere aminoacidi essenziali.
Secondo un recente studio del Dott. Dioguardi l'approvvigionamento di azoto è fondamentale per il mantenimento della vita. Gli aminoacidi possono essere usati per sintetizzare sia il glucosio che i lipidi. L'opposto, cioè la produzione di aminoacidi da uno di loro, non è possibile in assenza di altri aminoacidi come donatori di azoto.
QUINDI SE MANGIO LE PROTEINE VA BENE COMUNQUE VISTO CHE CONTENGONO AMINOACIDI, MAGARI QUELLE VEGETALI COSI' NON AFFATICO I RENI... GIUSTO?? NOOO!!!
Secondo delle ricerche dell'istituto INRC (2003), l’utilizzo netto di azoto delle uova di gallina, che sono generalmente riconosciute come il miglior alimento comune proteico è del 48%, della soia il 17%, del latte, siero o caseina invece solo il 16%. Questo vuol dire che l'ammoniaca prodotta dall'organismo deve essere smaltita dal fegato e dai reni e paradossalmente sono le proteine vegetali ad essere tra quelle con più residui amminici da smaltire...

10. I Grassi fanno ingrassare? I grassi insaturi non fanno ingrassare se assunti nelle giuste quantità, ma anzi sono fondamentali per l’organismo poichè consentono di produrre energia soprattutto quando l'organismo è a riposo.
Non tutti i grassi fanno ingrassare, ma paradossalmente alcuni tipi di acidi grassi fanno dimagrire, come ad esempio l’acido linoleico coniugato, che integrato ad una sana alimentazione aiuta il processo di dimagrimento. Da limitare al minimo sono i grassi saturi presenti nei cibi di origine animale perché si depositano nei nostri adipociti e se consumati in eccesso aumentano il livello di Trigliceridi nel nostro torrente ematico.

11. L'esercizio fisico può prevenire delle patologie? Si certamente!
L’esercizio fisico è un intervento sanitario efficace nel trattamento di numerose patologie croniche e, in termini di riduzione della mortalità, determina benefici simili a quelli ottenuti con interventi farmacologici nella prevenzione secondaria di patologie coronariche, nella riabilitazione post-ictus, nello scompenso cardiaco e nella prevenzione del diabete (5).
Anche in patologie meno severe, come il mal di schiena e l’artrosi, i benefici dell’esercizio fisico sui sintomi e sulla qualità di vita sono molto rilevanti. A dispetto di tali evidenze, nelle malattie croniche l’esercizio fisico è ampiamente sotto-utilizzato rispetto a interventi farmacologici o chirurgici (6,7,8), per diverse ragioni: mancata consapevolezza da parte di medici e pazienti sull’efficacia di questi interventi, scarsa conoscenza di cosa effettivamente sia un efficace trattamento basato sull’esercizio, mancanza di una adeguata formazione teorico-pratica (8,9) dei medici, descrizione inadeguata dei trattamenti basati sull’esercizio negli studi clinici e nelle revisioni pubblicate. Ad esempio, un’analisi di 137 trattamenti non farmacologici in 133 trial clinici, ha rilevato che il 61% non riportava informazioni sufficienti (es. dettagli su procedure e intensità) a rendere possibile la replicazione degli esercizi nella pratica quotidiana (10), ostacolando ulteriormente la prescrizione e l’attuazione di questi interventi.
Un'analisi condotta su trial clinici di riabilitazione cardiologica ha rilevato che nel 58% dei casi mancava una descrizione adeguata dei programmi di esercizio (11).
Efficacia dell’esercizio fisico nei pazienti con patologie croniche Antonino Cartabellotta, Aldo Ciuro, Stefano Salvioli, Marco Da Roit, Simona Lazzari, Umberto Crainich, Fausto Inclimona, Francesco Serafini